Negoziare con l’Iran sarebbe codardia pura: se il regime non cade ora, il domani sarà ancora più buio
C’è una parola che in questi giorni mi gela il sangue più delle notizie atroci che arrivano da Teheran: negoziare. Per molti diplomatici, seduti comodamente nei loro uffici, “trattare” è un esercizio di realismo politico. Per me, lo dico chiaramente, è un atto di codardia pura. Significa sedersi a tavola con degli assassini e discutere il prezzo del sangue di una generazione che sta dando tutto – letteralmente tutto – per la libertà.
Non posso restare in silenzio di fronte a questo paradosso.